martedì, giugno 16

Simboli e riti



Simboli e riti

I simboli da sempre rappresentano per l’umanità fonte di paura, meraviglia e /o adorazione. Da quando siamo piccoli associamo a simboli e formule magiche (che sono una forma non visiva di simboli) un potere che trascende la nostra razionalità. Come se quel determinato simbolo fosse la fonte o la porta di accesso ad un potere smisurato. 

Per molti di noi continua ad essere cosi anche in età adulta, basti pensare ai simboli religiosi che ci circondano. Ma non solo anche gruppi politici, sportivi e quant’altro si identifica in un proprio simbolo. “Semplici tratti grafici che racchiudono una o più verità lunghe o difficili da spiegare attraverso il linguaggio verbale”.

I simboli riescono ad abbattere le barriere linguistiche e a comunicare in modo chiaro, non solo tra membri appartenenti alla specie umana, anche con gli animali, basti pensare al padrone che instaura un rapporto con il proprio cane basato su un linguaggio simbolico (capo branco – sottoposto). Infatti basta osservare il mondo animale per capire che i simboli hanno lo stesso significato tanto per noi quanto per i nostri amici a quattro zampe. 

Pensiamo al linguaggio corporeo umano e a quello dei cani, quando vogliamo manifestare senso di potenza davanti ad un ipotetico rivale “ci gonfiamo” per occupare maggior spazio e sembrare piu grossi, si serra la mascella e si contraggono i muscoli. Il senso sottomissione e resa e’ sempre manifestato “abbassandosi” l’uomo abbassa la testa mentre il cane spesso si sdraia giu spesso a pancia in aria.

Ho scelto due esempi banali che rendano l’idea senza volermi dilungare sul discorso riguardante linguaggio corporeo, che a mio parere e’ costruito sulla base di simboli associati al nostro corpo.

I simboli quindi hanno un valore universale e profondo mentre le parole possono essere fraintese i simboli difficilmente possono esserlo. Quindi se usati nel modo corretto supportano il nostro linguaggio fornendo a chi ci ascolta una visione più chiara del messaggio che vogliamo far giungere. In questo possiamo riconoscere un maestro in Mauro Scardovelli, il quale ha scritto anche uno splendido libro sui simboli usati da Aleph.

Il segreto che li rende tanto chiari è che rappresentano come dice lo stesso Scardovelli il vero linguaggio del nostro subconscio, non sono un qualcosa che dobbiamo imparare o interpretare ma “sono” parte di noi (noi non individui separati, ma noi come un substrato comune a tutti noi). Un altro esempio lampante e’ fornito dai nostri sogni...in cui molto spesso come diceva Freud ci esprimiamo per simbologie e similitudini mascherando in parte il messaggio vero e proprio a causa del super io.

Quello su cui non avevo riflettuto fino ad oggi è che oltre a parlare al nostro subconscio parlano anche al nostro “Se superiore” a quella parte di noi collegata al resto dell’universo che molti definiscono come spirito (non anima perchè e’ un’altra componente ulteriore). E’ come se fossero il ponte di comunicazione tra noi e un piano di conoscenza superiore, per rifarmi agli antichi greci direi che sono il ponte per accedere “al mondo delle idee” di Platone. 

Questo luogo parallelo al nostro in cui possiamo osservare gli oggetti comuni allo stato perfetto e ideale. Per le persone un po più razionali potremmo definire i simboli come il motore delle nostre intuizioni e delle associazioni di concetti, infatti dopo aver reso un concetto un simbolo la nostra mente e’ libera dal peso del linguaggio e può associarlo confrontarlo con altri, arrivando a vedere posizioni nuove rispetto a quelle di partenza.

A questo punto molti di voi si saranno dimenticati del titolo “simboli e riti”...e i riti dove sono?
I riti sono degli usi e dei costumi abiuali sviluppati da alcune persone che hanno una base comune di condivisione, che puo essere la visione politica, religiosa o filosofica o anche si un mestiere.
Sui riti il discorso è più variegato, Confucio li riteneva di massima importanza per regolare la vita quotidiana del vivere civile, poichè se ogni persona si attiene a dei riti o ad una etichetta la società mantiene un grado di equilibrio in cui il vivere civilmente ne trae vantaggio.

Per Confucio erano un mezzo per regolare i rapporti tra persone. Egli dettava i riti da seguire tanto al buon padre di famiglia, al buon figlio, al buon governatore...In modo da sopperire ad eventuali istrinti e desideri umani che ci portano inevitabilmente al conflitto di interesse e quindi a generare situazioni spiacevoli.
Ma i riti non rivestono solo il ruolo di regolatori del quieto vivere e non sono solo geograficamente delimitati all’interno della Cina prima e del Giappone poi, i riti rivestono tutti i riti religiosi di qualsiasi nazione/etnia/epoca. Oltre ai riti le religioni sono permeate da idoli, raffigurazioni “simboli” del divino o delle divinità.
Perchè tutte le religioni (quasi in realtà) hanno dei riti e dei simboli? 

Beh i simboli servono come mezzo di collegamento a qualcosa che trascende la comprensione razionale, puntano (Cit. Panikkar) al divino, permettono di intuire un concetto direttamente tramite il nostro subconscio, senza l’uso della ragione che ha come premessa di avere un linguaggio interiore “pensare= parlare con se stessi” e per parlare servono le parole”.

I simboli sono indissolubilmente collegati al divino anche non essendo divino,  come sostiene lo stesso Panikkar e’ impossibile separarli dal divino anche non essendo essi stessi “il divino o la divinità”. I riti invece servono a mantenere inalterato il messaggio dettato dal profeta, messia o chi per esso. A fare in modo di conservare il linguaggio simbolico il piu possibile federe all’originale, non permettendo “alterazioni”.

Tirando le somme possiamo dire che i simboli sono “una foto” dell’oggetto/soggetto/concetto simboleggiato, come i koan zen insegnano “il dito che indica la Luna non è la Luna ma permette di capire all’interlocutore che si sta parlando di quel corpo celeste di colore giallo che vediamo spesso nel cielo.

Bene fino a qui non ho fatto altro che prendere idee di persone che ne sapevano più di me e riassumerle e collegarle, adesso voglio spiccare un volo pindarico aggiungendo qualcosa che ho intuito. A mio parere i riti servono a collegare più simboli, come le lettere servono a comporre le parole, al fine di creare un meta-simbolo complesso che ne contiene al suo interno contemporaneamente diversi.

Perchè? Perchè la verità non può essere compresa a pezzi ma deve essere “afferrata” nella sua immensa complessità. E’ vero che ogni singolo pezzo di verità contiene infondo la verità stessa, un po’ per il nostro sistema solare che somiglia abbastanza all’orbitare dei protoni attorno all’atomo. Questo spiega perchè si può “lasciarsi possedere” dalla verità seguendo infinite vie, e perchè si può conoscere tutto attraverso la conoscenza profonda di se.

Gnôthi sautón diceva l’oracolo di Delphi, ovvero conosci te stesso...Molti buddhisti dicono conosci le cose e sarai colto, conosci gli altri e sarai saggio, conosci te stesso e sarai illuminato.

La verità è unica ed allo stesso tempo è indefinita. La verità è Olos.
Per arrivare alla conclusione devo fare una premessa:

“pensare = (dal Latino pensare: pesare, apprezzare) dialogare con se stessi, comunicare in termini linguistici a se stessi una situazione/fatto/oggetto”.

“intuito = (dal latino intueri = veder dentro) capacità di vedere un qualcosa che va oltre le capacità razionali o di misura”

I simboli e i riti ci servono per cercare di replicare questa verità impossibile da pensare  e riprodurla in modelli semplificati che hanno per loro natura dei confini “apprezzabili”, per cercare di comunicarla prima “alla nostra mente intelligente (dal Latino Inter Legere: scegliere fra, raccogliere)” e poi eventualmente agli altri.

 


Troppo piccolo...
troppo grande...
è uguale
Troppo vero


Sante

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