Ed eccomi ancora qui, deciso a scrivere dopo tanto silenzio!
Tanto tempo e' passato, da quando stavo preparando diritto privato, gia'...ero all'inizio o quasi del mio percorso triennale, e adesso manca solo di dare gli esami che mi mancano, ma i corsi in teoria sono finiti...
Comunque, adesso sono qui e devo dare quanti piu' esami possibili subito...e poi il resto si vedra' man mano.
Cosa fare nel futuro? E' una bella domanda, forse per trovare una risposta guardo il passato...
Oltre agli studi universitari ultimamente mi sto dedicando in particolare alla storia dei paesi della provincia di Cosenza, alla loro nascita come magna grecia, e ai popoli precedenti come i Bruzi, la storia antica e' molto contorta, poco chiara, fatta di molte teorie e poche certezze, pero' sono convinto, e soprattutto ne sento il bisogno di capire da dove sono venuto, a questa domanda potrei dare molte risposte filosofiche e metafisiche, ma voglio capire anche materialmente da dove vengo, chi erano i miei avi, e cosa hanno fatto, e' noto a chi mi conosce che amo sentire parlare da persone anziane le storie sui miei avi, o che raccontano avvenimenti del paese, il mondo in 50 anni e' cosi cambiato, da essere irriconoscibile, qui dove fino a pochi decenni fa' c'erano i signori feudali, e i grandi propietari terrieri...
Alla soglia della globalizzazione, e dei mandarini che vengono dall'argentina in aereo, fino a pochi anni fa' c'erano i signori feudali, con tutti i loro poteri annessi, sembra strano ma e' cosi...
La globalizzazione che parolone, ne ho sentito parlare troppe volte...Ma in realta' cos'e'?E verso cosa porta?
Devo dire che non mi ritengo molto favorevole, ma certo penso che andare in piazza ad urlare per poi consumare prodotti, come tutti gli altri serve a ben poco, secondo me', una piccola soluzione per poterla combattere, potrebbe essere cercare di favorire la produzione locale dei beni di prima necessita', cioe' se propio qualcuno vuol fare il "fanatico no global", a mio avviso potrebbe piantare nel suo giardino due piante di mandarino, e gia' ha fatto qualcosa in piu' rispetto ad andare a gridare in piazza...E' ovvio l'esempio e' molto banale ed enfatizzato, pero pensate a quanto terreno senza utilizzo c'e' in Italia, se qualcuno anche se a tempo perso si mette li a piantare qualche albero di frutta, o qualche verdura, anche se in quantita' piccola ridurrebbe l'importazione da altri paesi, perche' invece di andare a comprarla la si ha li', e' un po' come il puntino rosso della TV, che tutti dicono "eh si consuma pochissimo ma se tutti lo spegnessero si risparmierebbe", ecco e' propio cosi se ognuno si auto fornisce di un 3% del fabisogno di mandarini, l'importazione scenderebbe di conseguenza, e non credo mangiate 20kg di mandarini alla settimana, mentre un grosso albero puo' produrne in grossa quantita', utilizziamo gli spazi non sfruttati, ottimizziamo il nostro paese...
Ma e' chiaro, non e' bello fare cio' come e' bello andare in piazza a fare casino...
La mia e' solo una piccola idea...ognuno dica la sua...
Alla prossima
4 commenti:
Credo che il problema "globalizzazione" sia molto più politico che pratico.
Tra "piaceri e favori personali" (che hanno poco a che fare con la diplomazia) ci ritroviamo a dover continuamente avere contatti con l'estero, perdendo un po' della nostra identità nazionale (ma la stessa cosa succede anche agli altri).
Lo dico da "mentalmente anarchico": tra chi favorisce la globalizzazione (le grandi multinazionali) e chi la combatte (i no-global) ci mangiano tutti, tranne chi sta nel mezzo e vorrebbe semplicemente fregarsene.
In realtà è un problema anche pratico, siamo comuqnue noi che compriamo dalle multinazionali, se ognuno ricercasse un po' di indipendenza, per esempio coltivasse un orticello o andasse nei piccoli supermercati, che hanno più valore morale( il rapporto tra cliente e venditore è molto più intimo) magari non riusciremmo a cambiare l'economia, ma sicuramete riusciremmoa mantenere di più le nostre tradizioni, non è un problema politico il mantenerle, è un problema culturale di fondo: certo fa meno figo andare a zappare il proprio orticello, ma di sicuro è molto meglio e più propositivo che andare a spaccare una vetrina in manifestazione.
Sì ma per coltivare l'orto devi avere un pezzo di terra.
Da dove si prende?
Fosse per me smetterei di lavorare per la società e lo farei per me, però come la mettiamo con la nostra impronta ecologica?
Siamo in troppi e sfruttiamo troppo, prima o poi imploderemo.
Secondo me ed Ithil no, basta sfruttare i piccoli spazio pubblici, e poi siamo troppi e consumiamo troppo, troppi sprechi...Gli indiani D'america, vivevano consumando il giusto e non distruggevano la natura, dovremmo fare cosi, sfruttare i piccoli spazietti, e gli alberi di frutta non richiedono molta mano d'opera, crescono li tranquilli...
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